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La notte del “Muzzuni”

Posted by on 2 Lug 2015 in I LOVE SICILY, News, Reportage | Commenti disabilitati su La notte del “Muzzuni”

 “Ventiquattro di Giugno, San Giovanni. Era per gli Alcaresi la festa del “Muzzuni” e festeggiar soleano nei quartieri quelle piccole brocche e i germogli con canti e danze fino a notte alta. Si scoglievano allor le inimicizie, si intrecciavano gli amori ed i comparaggi”.

(Vincenzo Consolo)

IlMuzzuni è una festa pagana, che si svolge annualmente e da centinaia e centinaia d’anni ad Alcara Li Fusi, un piccolo borgo sui Monti Nebrodi dove il tempo sembra fermato, che conserva intatta la sua storia millenaria custodendo gelosamente il fascino dell’antico con i suoi caratteristici vicoli medievali che ricordano i tipici quartieri arabi.
Per i suoi abitanti questa festa riveste particolare importanza; un’identità che affonda le proprie radici nei culti pagani dell’antica civiltà greca, è infatti, un rito propiziatorio offerto alle divinità della natura: DEMETRA (della terra), KORE (della vegetazione), AFRODITE (dell’amore), ADONE (della fertilità), e DIONISIO (dell’euforia), per augurare la fertilità della terra e l’abbondanza dei suoi frutti, un inno al rigoglio della natura, all’amore e alla giovinezza,

La Festa coincideva con il Solstizio d’Estate; originariamente veniva celebrata il 21 giugno; con l’avvento del Cristianesimo, venne spostata al 24 giugno, giorno dedicato a San Giovanni Battista, martire decapitato. Da allora elementi pagani e cristiani si mescolano in questo rito che si ripete da secoli.

La festa del “Muzzuni” è la “Festa popolare più antica d’Italia“.
Il termine “Muzzuni” fa riferimento, probabilmente, alla brocca priva di collo (“mozzata”), o al grano che viene falciato e raccolto in fascioni (“mazzuna”) e, dal punto di vista religioso, a San Giovanni decollato (con la testa mozzata). Nella cittadina, questo rito propiziatorio è sopravvissuto fino ai giorni nostri evidenziando la sua vera origine tutta greca e profana.
La festa si svolge la sera e per tutta la notte del 24 giugnoAll’imbrunire inizia la fase preparatoria della festa le cui protagoniste sono esclusivamente donne. Gli angoli più caratteristici del paese vengono “preparati” per accogliere gli altarini su quali verrà posto “U Muzzuni”. Attorno ad essi, sulle pareti, sui balconi e sulla strada, vengono stese le pizzare”: tipici tappeti tessuti con l’antico telaio a pedale utilizzando ritagli di stoffa. Sulle “pizzare”, disposte intorno ed ai piedi dell’altarino, vengono poggiati i piatti con i “LAUREDDI” (steli di grano fatto germogliare al buio), spighe ed umili oggetti del mondo contadino.

Completato l’allestimento del Muzzuni, una giovinetta del quartiere, simboleggiante le antiche sacerdotesse pagane, lo porta fuori e lo colloca sull’altare già pronto. Si entra così, nel vero e proprio clima della Festa: ogni quartiere che ospita il Muzzuni viene animato con musiche e canti popolari.

“Questa del Muzzuni non è altro che il fossile vivente di un’antica civiltà scomparsa definitivamente da tutto il bacino del Mediterraneo ed è una fortuna che Alcara conservi, nello scrigno della sua storia, questi riti pagani, perché sono il documento vivente della nostra radice umana e culturale”. – A. Buttitta

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