Reportage

Venerdì Santo – I GIUDEI di San Fratello

Posted by on 14 Apr 2017 in Events, I LOVE SICILY, News, Reportage | Commenti disabilitati su Venerdì Santo – I GIUDEI di San Fratello

I Giudei di San Fratello sono presumibilmente l’aspetto più rilevante e rinomato di tutto l’interland nebroideo in tema di festività pasquali, associati alla passione di Cristo e elemento focale della processione del Venerdì Santo del piccolo comune montano.

Una manifestazione che mischia sacro e profano. L’origine di questa tradizione risale al Medio Evo, e, ancora oggi, racchiude in perfetta simbiosi fede e folklore. Ha inizio nel 1276 con la “Confraternita dei Flagellanti“, i Giudei appunto, popolo accusato per secoli di “deicidio” il cui nome viene trasposto ad una sorta di demoni allegri e chiassosi. Il loro vestiario è coloratissimo e “strano”, come strani sono i loro comportamenti e i loro atti sfrenati. Si esibiscono in una costosissima uniforme di foggia ottocentesca di colore giallo e rosso, costume è composto da una giubba e da calzoni rossi, adornati ai lati da strisce di stoffa d’altro colore. Il capo è completamente coperto da un cappuccio, una lunga lingua di stoffa con una croce ricamata sulla punta, in riferimento al carattere menzognero diabolico. Ai piedi i Giudei calzano delle scarpe in cuoio grezzo o “scarpe di pelo” ed in mano recano mazzi di catene a maglie larghe e trombe. Il loro intento è quello di dissuadere l’attenzione della gente palesemente rivolta al Cristo attirando l’attenzione su di loro correndo, arrampicandosi sui muri, facendo la tradizionale “bandiera” che consiste nel tenersi tin maniera orizzontale sui dei pali piantati appositamente, facendo leva e forza solo sulle loro braccia.

I Giudei di San Fratello sono per lo più abitanti del paese che interpretano gli uccisori di Cristo e, nelle ore della sua condanna e della Crocifissione, demoniacamente si scatenano facendo baldoria e frastuono per le vie cittadine durante la processione nonché frequentando bar, osterie e case facendosi offrire dolciumi e vino, quale segno di buon auspicio: tale forma di trasgressione al carattere sacro ed austero della Settimana Santa, incarna il rito dionisiaco del “male” da cui ci si potrà liberare con la Pasqua.

Giudei di San Fratello

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Presepe vivente a Militello Rosmarino

Posted by on 15 Gen 2016 in Events, News, Reportage | Commenti disabilitati su Presepe vivente a Militello Rosmarino

Sicilia: terra di storia, arte e cultura, dove il passato è così “attuale” da sentirne il suo racconto echeggiare tra le fitte mura dei piccoli borghi in cui vi è racchiuso tutto il suo meraviglioso e avvolgente fascino.

Il territorio del Parco dei Nebrodi è la più grande area protetta di tutta la Sicilia, paesaggi arborei ma anche mare cristallino, e raggruppa comuni facenti parte de “I Borghi più belli d’Italia”. Uno di questi è sicuramente Militello Rosmarino, piccolo borgo medievale del Valdemone, comune collinare a pochissimi Km dalla costa tirrenica, a ridosso di Sant’Agata di Militello, in provincia di Messina, dove da qualche anno si svolge la più caratteristica e coinvolgente rappresentazione del Presepe Vivente di tutto il territorio coinvolgendo numerosissimi visitatori provenienti dai comuni limitrofi, pronti a calarsi in un vissuto di cui non ricordiamo più molto ma che ha gettato le basi e costruito le fondamenta del nostro vivere di oggi.

Vecchi ruderi d’età medievale vengono allestiti a scene museali  rappresentanti uno spaccato socio-culturale tipico del periodo a cavallo tra la fine dell’ ‘800 e l’inizio del ‘900: alle caratteristiche ambientazioni domestiche, scene di vita di un tempo nostalgicamente lontano, si sono affiancate le botteghe artigianali di antichi mestieri ormai scomparsi, quasi sconosciuti per le generazioni moderne, interpretati da volontari che, con immenso piacere e costante dedizione, si mettono in gioco per far rivivere quello che ormai è solo un lontano ricordo narrato dai nostri avi. 

Al tutto fa da cornice l’immancabile e suggestiva raffigurazione della Natività, come per rendere omaggio al più grande dei misteri dell’umanità, l’essenza divina incarnata in un piccolo bambino in fasce.

Odori, suoni, colori e sapori si fondono per 3 notti al cospetto dei tanti curiosi, appassionati e nostalgici che fanno da pubblico a questo magnifico spettacolo a cielo aperto.

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La notte del “Muzzuni”

Posted by on 2 Lug 2015 in I LOVE SICILY, News, Reportage | Commenti disabilitati su La notte del “Muzzuni”

 “Ventiquattro di Giugno, San Giovanni. Era per gli Alcaresi la festa del “Muzzuni” e festeggiar soleano nei quartieri quelle piccole brocche e i germogli con canti e danze fino a notte alta. Si scoglievano allor le inimicizie, si intrecciavano gli amori ed i comparaggi”.

(Vincenzo Consolo)

IlMuzzuni è una festa pagana, che si svolge annualmente e da centinaia e centinaia d’anni ad Alcara Li Fusi, un piccolo borgo sui Monti Nebrodi dove il tempo sembra fermato, che conserva intatta la sua storia millenaria custodendo gelosamente il fascino dell’antico con i suoi caratteristici vicoli medievali che ricordano i tipici quartieri arabi.
Per i suoi abitanti questa festa riveste particolare importanza; un’identità che affonda le proprie radici nei culti pagani dell’antica civiltà greca, è infatti, un rito propiziatorio offerto alle divinità della natura: DEMETRA (della terra), KORE (della vegetazione), AFRODITE (dell’amore), ADONE (della fertilità), e DIONISIO (dell’euforia), per augurare la fertilità della terra e l’abbondanza dei suoi frutti, un inno al rigoglio della natura, all’amore e alla giovinezza,

La Festa coincideva con il Solstizio d’Estate; originariamente veniva celebrata il 21 giugno; con l’avvento del Cristianesimo, venne spostata al 24 giugno, giorno dedicato a San Giovanni Battista, martire decapitato. Da allora elementi pagani e cristiani si mescolano in questo rito che si ripete da secoli.

La festa del “Muzzuni” è la “Festa popolare più antica d’Italia“.
Il termine “Muzzuni” fa riferimento, probabilmente, alla brocca priva di collo (“mozzata”), o al grano che viene falciato e raccolto in fascioni (“mazzuna”) e, dal punto di vista religioso, a San Giovanni decollato (con la testa mozzata). Nella cittadina, questo rito propiziatorio è sopravvissuto fino ai giorni nostri evidenziando la sua vera origine tutta greca e profana.
La festa si svolge la sera e per tutta la notte del 24 giugnoAll’imbrunire inizia la fase preparatoria della festa le cui protagoniste sono esclusivamente donne. Gli angoli più caratteristici del paese vengono “preparati” per accogliere gli altarini su quali verrà posto “U Muzzuni”. Attorno ad essi, sulle pareti, sui balconi e sulla strada, vengono stese le pizzare”: tipici tappeti tessuti con l’antico telaio a pedale utilizzando ritagli di stoffa. Sulle “pizzare”, disposte intorno ed ai piedi dell’altarino, vengono poggiati i piatti con i “LAUREDDI” (steli di grano fatto germogliare al buio), spighe ed umili oggetti del mondo contadino.

Completato l’allestimento del Muzzuni, una giovinetta del quartiere, simboleggiante le antiche sacerdotesse pagane, lo porta fuori e lo colloca sull’altare già pronto. Si entra così, nel vero e proprio clima della Festa: ogni quartiere che ospita il Muzzuni viene animato con musiche e canti popolari.

“Questa del Muzzuni non è altro che il fossile vivente di un’antica civiltà scomparsa definitivamente da tutto il bacino del Mediterraneo ed è una fortuna che Alcara conservi, nello scrigno della sua storia, questi riti pagani, perché sono il documento vivente della nostra radice umana e culturale”. – A. Buttitta

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